La colpa della scelta nell'immaginario cristiano e nel film di Wong Kar-Wai
Nell’immaginario cristiano, l’angelo caduto è simbolo di ribellione contro la divinità e di impossibilità di redenzione. La colpa dell’angelo caduto è così grande perché assiste alla gloria del regno di Dio, ma sceglie comunque di schierarsi contro di esso e per questo viene punito, venendo cacciato negli inferi. Parola chiave, oltre a colpa, è scelta.
Interessante notare come in molte interpretazioni moderne di opere come il Paradiso Perduto di Milton, l’angelo caduto o Lucifero, viene celebrato come l’eroe della vicenda, in quanto combatte contro l’ordine naturale delle cose, accettando la punizione divina per compiere il suo obiettivo di corrompere l’uomo. La motivazione di Lucifero è indubbiamente malvagia, ma l’interpretazione moderna di questo personaggio come eroe deriva dal legame che ha questo atto con la condizione umana del libero arbitrio. Satana fa compiere a Adamo ed Eva una scelta, che porterà alla loro cacciata dall’Eden e all’istituzione del peccato (colpa) originale.
La colpa e la scelta sono indissolubilmente legate nell’etica umana. Basti pensare al mito di Prometeo, punito per avere donato la scintilla del fuoco agli umani, rendendoli simili agli dèi, fuori dalla condizione di bestie. La similitudine con il divino avviene quando l’uomo sceglie, quando ha gli strumenti per farlo. Abbiamo bisogno di questa similitudine tra la scelta e la colpa, abbiamo bisogno di fondare la nostra etica sulla base del libero arbitrio, altrimenti cesserebbero le nostre pretese di ritenere l’uomo colpevole, altrimenti ci ritroveremmo nel nichilismo più profondo.
Fallen Angels è un film di Wong Kar-wai del 1995. Narra due vicende interconnesse, entrambe ambientate in uno scenario di malavita ad Hong Kong.
La prima riguarda la vita insoddisfacente del sicario Wong Chi-ming e del rapporto con la sua agente, che nel film viene chiamata solo “partner”.
La seconda racconta le vicende e le abitudini di Ho Chi-mo, recentemente scappato di prigione e in fuga dalla polizia, un ragazzo muto da quando è bambino per aver mangiato dell’ananas in scatola scaduto[1].
La pellicola si introduce nelle vite e nei pensieri di questi personaggi in maniera quasi intrusiva, il monologo interiore è una tecnica utilizzata costantemente, molto più del dialogo fra i personaggi. Costanti primi piani si soffermano su di essi, sulle loro mani e altre parti del corpo, a sostegno di questa intrusione. Il ragazzo muto ad un certo punto inizierà ad usare una telecamera per riprendere il padre in varie situazioni come mentre cucina o mentre è in bagno, a riconferma di questo tema.
L’estetica del film è a dir poco trasognato: colori al neon, jukebox, bar in penombra, metropolitana sempre in movimento, ristoranti dove si gioca a carte e si compiono risse e la presenza di almeno una sigaretta per inquadratura, ci trasportano in una Hong Kong dei bassifondi di cui il regista rende bene l’immaginario fumoso. Il film presenta una comicità sottile, ben conosciuta da chi ha visto altre opere di Kar-Wai, in grado di presentare in chiave leggera il tema del film, nonostante a volte scada in un kitsch[2] un po’ melenso ma mai pesante.
Il tema del film è da ritrovarsi nel suo titolo, la cui traduzione dall’originale è “angeli caduti” e che in italiano si perde (Angeli Perduti, letteralmente). Chi sono quindi gli angeli caduti di questo film? Persone incapacitate a compiere una scelta, impossibilitate a proseguire con la loro vita. I personaggi del film vivono la loro vita immersi in un nichilismo che li rende immobili e dandosi delle regole assurde a cui probabilmente neanche loro credono.
Il personaggio del sicario, quello che funge maggiormente da protagonista, ripete più volte che vorrebbe un altro stile di vita: trovare una compagna, aprire un’attività normale; tuttavia, si ritrova sempre al punto di partenza in quanto “in questa professione non si può” e qualsiasi cosa desideri. Significativo che la prima e l’ultima cosa che lo sentiamo dire è di quanto gli sia comodo il lavoro di sicario, dal momento che non è lui a dover compiere una scelta sul chi uccidere, tutto sia già deciso, sia il posto che l’obiettivo, che lui è un “sicario pigro”.
L’agente, donna molto potente nella criminalità di Hong Kong, durante il film si innamora del sicario ma vive il loro rapporto frequentando i luoghi dove lui è stato, come la sua base o il bar che frequenta, senza però decidere di incontrarlo.
Il ragazzo muto, che desidera il reinserimento nella normalità tramite il lavoro, lo fa solo irrompendo in vari negozi di notte e vendendo la loro merce a clienti che spesso deve costringere. In seguito alla sua prima delusione d’amore (con una ragazza che non riesce a superare la rottura con l’ex fidanzato), decide di cambiare rotta e trova lavoro in un ristorante, ma torna subito alle sue vecchie abitudini quando il padre muore. Lo stesso padre non mangia gelato perché sua moglie morì in seguito ad un incidente con un camion di gelati.
Tutti questi personaggi non presentano colpe perché di base non effettuano una scelta, ma lo stesso non compiere una scelta li intrappola in delle vite insoddisfacenti, vuote, che non desiderano. Il sicario stesso presenta l’omicidio come senza colpa in quanto non è deciso da lui. L’enorme tema esistenzialista di questo film si risolve nel bisogno dell’essere umano di creare significato facendo i conti con la gettità della propria esistenza. Condizione in cui siamo obbligati a scegliere di riempire il vuoto nichilista di questa vita con un significato nuovo. Quando poi il sicario compirà una scelta, nonostante questa lo porti alla morte, sarà l’unico momento in cui si sentirà felice davvero.
Fallen Angels ci mette davanti alla nostra condizione perché ci fa capire che in un mondo in cui siamo obbligati a riempire il vuoto lasciato dalla morte di Dio, la nostra scelta ci porta sempre di fronte a qualche colpa, ma è un rischio che dobbiamo prenderci. Ancora peggio è la non-scelta, da cui deriva l’immobilità. Nessuno dovrebbe rimanere innocente di fronte al mondo[3].
[1]: Citazione a "Chunqing Express", predecessore spirituale della pellicola, di cui l'autore dell'articolo consiglia caldamente la visione successivamente a Fallen Angels. L'estetica del regista è presente, così come i temi e il suo umorismo, ma la malinconia è moltiplicata per mille.
[2]: L'autore di questo articolo ci tiene a sottolineare che non vede il kitsch come una componente negativa di qualsiasi cosa, anzi, ne va pazzo, ma riconosce comunque che non è per tutti.
[3]: Una trattazione esaustiva ed eccellente, che in questa situazione non è possibile compiere, sulla posizione innocente, è stata trattata nell'opera di Donna Haraway, in particolare in Manifesto Cyborg.
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