arrow_upward

Garinsanus Ferdidus

Che cosa sono i cambi di paradigma? Che cos'è un paradigma scientifico? Siamo completamente oggettivi nel conoscere e che cosa conosciamo davvero del mondo? Una breve intervista riguardo un esserino che mette tutto questa carne al fuoco.

L'animale pazzo

Nel luglio del 2018, la spedizione di PUMS Foundation usciva dalla foresta di Gura Ferda, dopo 20 giorni della prima esplorazione biologica mai fatta in quelle foreste. Un tempo ancora non sufficiente per analizzare tutti i dati che sono stati raccolti in quelle settimane, ma sufficiente per lasciarci dare un “primo sguardo” a una foresta che, finora, era stata descritta solo grazie a immagini aeree e dati satellitari.

La prima sensazione che Mario Mengoni di PUMS Foundation ha avuto è stato stupore: «Mi sono trovato in una foresta assolutamente integra, del tutto naturale. La sua struttura varia – in parte su crinali, in parte su altopiani – e intervallata da vaste zone paludose era ovunque quella di una foresta intoccata da lunghissimo tempo. […] Questo è uno dei segni di prolungata mancanza di disturbo».

Hai visitato molte foreste dell’Africa orientale, dal Congo al Mozambico. Cosa ti ha colpito di Gura Ferda rispetto alle altre?

«Quello che più mi ha colpito è stata la totale assenza di segni di presenza dell’uomo. Mi ha stupito perché l’Etiopia è il secondo paese più popoloso d’Africa e, negli ultimi decenni, ha perso gran parte delle foreste proprio per la necessità di creare nuovi spazi agricoli per una popolazione crescente; e il terreno più adatto a fare agricoltura lì è proprio quello degli altipiani, esattamente il tipo di altipiani dove si sviluppa Gura Ferda».

Come spieghi, allora, la mancanza di tracce umane?

«In realtà questa parte di Etiopia al confine con il Sud Sudan è quella meno densamente popolata, per cui gli habitat hanno potuto resistere più a lungo.
Quando parliamo di foreste inesplorate, intendiamo dal punto di vista biologico, cioè mai, finora, teatro di investigazioni scientifiche. Foreste in cui non si sa che specie vivono e che, dal momento che generalmente si tratta di foreste montane rimaste a lungo isolate, contengono potenzialmente specie nuove per la scienza. Ciò nonostante, seppur inesplorate agli occhi dei ricercatori, raramente lo sono agli occhi degli abitanti locali. Purtroppo molto spesso ci imbattiamo in segni di bracconaggio, come trappole di vario genere usate per antilopi, scimmie, giant pouched rat, scoiattoli».

Questa esplorazione biologica è stata la prima in assoluto in quella zona. Cosa cercavate?

«Conoscevamo Gura Ferda solo da foto aeree e satellitari. Essendo rimasta isolata per molto tempo, volevamo sapere se questo isolamento avesse generato in questa foresta una fauna peculiare, diversa da quella vaste foreste dell’ovest dell’Etiopia. Per capirlo abbiamo cercato in particolare rettili, anfibi e mammiferi. Non esito a definire ciò che abbiamo trovato una delle scoperte più importanti del nostro secolo ad oggi. Cercavamo nuove specie e abbiamo trovato un organismo completamente differente a quelli fin ora catalogati».

Si riferisce a quello che è diventato famoso come “l’animale pazzo”? Può parlarcene meglio?

«Abbiamo trovato una componente faunistica simile agli altri frammenti di foresta della parte occidentale dell’acrocoro etiope, la parte occidentale del grande massiccio etiope separato dal Rift, il contesto forestale è il più integro che abbiamo mai visto. Abbiamo visto colobi bianchi e neri, Blue monkey, il tragelafo striato, piccoli carnivori come genette e manguste e dalle comunità locali abbiamo avuto notizia di elefanti e leoni ma che comunque non si avventurano nella parte più fitta della foresta. Ma la scoperta della spedizione fu una colonia di organismi il cui nome scientifico è ancora motivo di dibattito, come tutto ciò che lo riguarda d'altronde. I media lo chiamarono subito “l’animale pazzo” e per molti aspetti è assai azzeccato. Il garinsanus ferdidus non è però esattamente un animale, o meglio, non corrisponde esattamente alla nostra definizione di animale. Gli esseri appartenenti al regno animale si spostano per vivere, mentre gli esseri appartenenti al regno vegetale sono stanziali e ottengono il loro nutrimento dove sono radicati. Il garinsanus ferdidus è il primo organismo a posizionarsi a metà tra questi due regni. Infatti questo esserino vive i primi 3 mesi circa della sua vita come una pianta. Nasce da un seme che, piantato nel terreno paludoso, germoglia e mette radici. In questo lasso di tempo nel garinsanus opera anche il processo della fotosintesi. Ma al termine di questi 85/95 giorni avviene il miracolo: il garinsanus diventa incredibilmente simile ad un animale. Le radici seccano e dal corpo principale si separano 4 arti con cui l’ex pianta inizia a muoversi. Contemporaneamente le piccole foglie si ricoprono di organi visivi simili a occhi. Nient’altro».

È da questa irregolarità tassonomica che deriva l’appellativo “pazzo”?

«Non solo. Non riusciamo a capirne il motivo ma il garinsanus sembra mancare di quell’istinto che accomuna tutti gli esseri viventi ad oggi conosciuti: l’istinto di sopravvivenza. Vede, in natura ogni essere vivente nasce, cresce e cerca di vivere il più a lungo possibile per riprodursi il più possibile, fino a quando non muore. Il garinsanus no. La colonia che abbiamo trovato otto mesi fa contava 37 esemplari; da allora abbiamo tenuto la colonia sotto osservazione e il numero non varia. I garinsani, divenuti animali, vagano, la sensazione nel guardarli è proprio quella che gironzolino, in un’area relativamente piccola, senza riprodursi o generare prole in alcun modo. Fior fior di etologi studiano il loro comportamento in questa fase, senza alcuna teoria validata al momento. Ciò che sorprende è che ad un certo punto, intorno ai 2 mesi di vita animale, un esemplare torna esattamente nel punto in cui è germinato e aveva lasciato le radici secche e lì muore senza alcuna causa apparente. I pochi cicli completi che abbiamo studiato non rivelano alcun segno di invecchiamento, eppure con un ritmo incredibilmente regolare tutti i garinsani cessano la loro esistenza lì dove la avevano iniziata. Nello stesso punto, dopo poco più di due settimane, germina un nuovo garinsanus che comincia il suo ciclo vitale. Per questo motivo la popolazione ad oggi conosciuta conta gli stessi 37 esemplari».

Saprebbe dirci quali sono i vantaggi evolutivi o le cause che hanno portato ad un ciclo vitale tanto particolare?

«Studiamo questi organismi da pochissimo tempo, se pensiamo che solo 8 mesi fa siamo venuti a conoscenza della loro esistenza si capisce come ancora siamo lontani da uno studio quanto meno completo e sufficiente per rispondere ad una tale domanda. Ciò che è sicuro è che siamo di fronte ad una scoperta sensazionale, che potrebbe cambiare persino il nostro sistema tassonomico».

Sul web la gente parla di “creature senza scopo”. In molti si chiedono cosa spinga i garinsani a perpetuare la loro specie senza conquistare territorio, aumentare il loro numero o ricercare e sfruttare nuove risorse. Lei cosa ne pensa?

«Da animali sicuramente riusciamo meglio a simpatizzare con altri animali e in molti casi antropomorfizziamo alcuni comportamenti di altre specie o animalizziamo alcuni nostri comportamenti sociali. Quando pensiamo alle piante, ci accorgiamo già di fare più difficoltà. Il fenomeno della plant blindness, è un buon esempio di questa difficoltà; siamo portati, infatti, a considerare le piante più come facenti parte del luogo in cui avvengono le azioni, che come agenti in sé. Il garinsanus ferdidus rappresenta un ulteriore ostacolo alla nostra comprensione e familiarizzazione con la natura. Non riusciamo a capire come un essere possa vivere più di metà della sua vita radicato e quindi stanziale per poi mutare in un organismo semovente, come possa prima essere lo sfondo dell’azione e poi protagonista. Costanzo Marmotti, qualche giorno fa, non ha esitato a indicare in questa scoperta il principio di un cambio di paradigma. Se esistono esseri che legano così straordinariamente mondi completamente diversi, chi ci dice che questi mondi siano davvero tanto diversi? Ma possiamo anche chiederci: se ogni mondo è un completamente diverso, chi ci dice che riusciremo mai a comprendere davvero un modo di vivere diverso da quello umano?».


Bilancio dell’esplorazione di Gura Ferda - La Rivista della Natura
Le foreste di Gura Ferda, nella regione sudoccidentale dell’Etiopia, sono uno dei luoghi ancora inesplorati dell’Africa e potrebbero....

Il presente articolo è una rielaborazione di questa intervista

Plant blindness - Wikipedia

Plant blindness

Curiosità di approfondimento