Il caso storico dei Freak show: dalla spettacolarizzazione del diverso al razzismo occidentale
Gli stereotipi razzisti che continuano a circolare nella società moderna sono il prodotto di una serie di fattori, alcuni dei quali si possono riconoscere all'origine dell'industria dei Freak show.
Per fare in modo che una serie di convinzioni si trasformi in senso comune, è fondamentale il ruolo della cultura dell'intrattenimento. Per fare un esempio, la letteratura e il cinema hanno diffuso immagini stereotipate del ruolo della donna all'interno della famiglia, contribuendo alla costruzione di un concetto di 'femminilità' oggi sostenuto da molti. In un modo molto simile, le industrie culturali hanno contribuito a delineare il concetto di 'diverso' e, in questo, il punto di vista utilizzato è stato prevalentemente quello occidentale: il diverso era qualcosa che usciva da una presupposta norma e molto spesso coincideva con l'esotico, in una spettacolarizzazione delle altre culture che è sfociata ben presto in razzismo.
Per analizzare come si sia plasmato lo sguardo occidentale verso il diverso, è particolarmente interessante il fenomeno dei Freak show dell’Ottocento. Al riguardo, l'antropologo Massimiliano Minelli nel suo articolo “Colonialismo, orientalismo e irriducibili ‘differenze’ corporee’” ha analizzato come, circa dalla metà del XIX secolo, i ‘freaks’ (fenomeni da baraccone) abbiano avuto un ruolo fondamentale nei processi di formazione e distribuzione degli stereotipi sull’esotico coloniale. I Freak show erano spettacoli itineranti in cui venivano esposte persone con anomalie fisiche, malattie oppure dotate di particolarità tali da renderle agli occhi degli impresari teatrali dei 'fenomeni' da esporre.
In questo tipo di spettacoli la deformità corporea diventava intrattenimento, così come qualsiasi tipo di fisicità diversa dalla presupposta norma. La narrazione del corpo era fondamentale in questo processo e non è un caso che la storia dei Freak show si leghi a doppio filo con la storia della medicina: analizzare questo rapporto è necessario per spiegare la nascita di teorie razziste come l’eugenetica e il darwinismo sociale. Durante questi spettacoli, infatti, era spesso presente un esperto, a volte vestito da medico, che descriveva agli spettatori la rarità dei soggetti esibiti sul palcoscenico, raccontandone particolarità mediche ed etnografiche.

Il primo impresario che si occupò di costruire un apparato d'intrattenimento che univa conferenze scientifiche, spettacoli di danza, magia e messa in scena di ‘rarità’ umane, fu Phineas Taylor Barnum; Barnum è il personaggio a cui si sono ispirati per la creazione del protagonista del film-musical "The Greatest Showman", all'interno del quale, però, la sua storia è stata abbastanza edulcorata. Nelle esibizioni organizzate da Barnum, quasi sempre, i freaks erano presentati come membri di una qualche popolazione esotica e ne esistono alcuni casi storicamente accertati. Tra loro, una delle figure più popolari è stata Joice Heth, una donna afroamericana, che veniva esibita negli Stati Uniti con la fama di essere la donna più anziana del mondo, tanto da essere stata la balia del primo presidente americano George Washington. Il caso di Heth attirava l’attenzione scientifica perché, solo in quanto discendente degli schiavi venuti dall’Africa, poteva costituire la testimonianza vivente di un gruppo etnico sconosciuto, dotato di maggiore longevità. Le supposizioni su di lei però caddero molto presto, quando alla sua morte venne praticata l’autopsia sul suo corpo. L’esame autoptico venne condotto di fronte ad un pubblico pagante di millecinquecento spettatori, prova di come nemmeno da morta il suo corpo le sia appartenuto completamente. Il verdetto del dottore fu che l’esame dei tessuti e organi interni dimostrava la frode: Heth era una donna anziana sì, ma di circa ottant’anni, non certo oltre i cento come si pensava.
Oggetto di particolare interesse per lo sguardo occidentale è stato sicuramente il corpo delle donne di colore. La sessualizzazione ha accompagnato per secoli i processi di disumanizzazione del corpo nero, trasformando i corpi dei nativi in oggetti di piacere voyeuristico. Emblematico in questo senso è senza dubbio il caso di Saartjie Baartman, anche chiamata la Venere Ottentotta. Saartjie apparteneva ad un gruppo etnico dell’Africa sudoccidentale e, oltre ad affascinare sul palco uomini e donne da tutto il mondo, ha attirato l’attenzione dell’élite scientifica per il suo corpo diverso da quello delle donne occidentali. Questo interesse morboso l’ha costretta a venire ripetutamente umiliata da visite in ogni parte del suo corpo, inclusi gli organi intimi, e durante gli show i visitatori potevano toccarla per due scellini in più. Nemmeno alla sua morte gli studi sul suo corpo finirono, perché lo zoologo Georges Cuvier si occupò di dissezionarlo, con lo scopo di trovare delle prove che sostenessero l’affermazione darwiniana secondo cui l’africano potrebbe rappresentare l’anello mancante della catena evolutiva dall’uomo alla scimmia.

In questi vari modi, l’umanità stessa dei nativi veniva messa in discussione: il solo fatto di essere dei soggetti diversi dalla supposta norma occidentale rendeva le persone di colore non degne dello stesso grado di umanità della popolazione europea. Ad esempio, il mito dell’anello mancante ha ancora un impatto notevole sulla narrativa discriminante nei confronti delle persone di colore, e questo mette in luce come la problematicità sia ancora evidente. Nel 2008, durante la corsa per le presidenziali, si sono verificati numerosi casi in cui il candidato Barack Obama e la moglie Michelle sono stati insultati evidenziandone la somiglianza con le scimmie e, a conferma di quanto questa immagine sia ancora forte, guardando all'attualità lo stesso presidente americano Donald Trump ha pubblicato un post poi rimosso in cui i coniugi Obama venivano trasformati in scimmie.

Vediamo dunque come determinate idee e iconografie siano facilmente diventate uno stereotipo adottato ancora oggi dalla società e, guardando indietro all'Ottocento, possiamo vedere come l’azione comune dei processi di disumanizzazione, sessualizzazione, mercificazione e spettacolarizzazione dei Freak show abbia consolidato la pesante barriera razziale, sociale ed economica che separa i bianchi dalle persone di colore e innanzitutto l’Occidente da ciò che è percepito come altro da lui.
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