Nanni Moretti smaschera la vita di ciascuno di noi, agli occhi degli altri semplice ma scossa dall'interno da dubbi che appaiono enormi.
«Errare humanum est» ci ricorda Nanni Moretti attraverso le vicende dipinte in quello che forse è uno dei suoi film più complessi. "Tre piani" è un film del 2021, ma la storia che racconta è nata anni prima, precisamente nel 2015, dalla mente geniale dello scrittore Eshkol Nevo. Il lungometraggio è infatti l'adattamento cinematografico del romanzo omonimo dell'autore israeliano.
L'opera di Eshkol Nevo è ambientata in una tranquilla palazzina di tre piani alla periferia di Tel Aviv, un edificio che da fuori non lascia trasparire i problemi dei suoi abitanti: «Le piante perfettamente potate all'ingresso. Il citofono appena rinnovato. Le caselle della posta, nemmeno una rotta. Nessuna con più di due cognomi. Le biciclette sorprendentemente ordinate. Sorprendentemente legate. Il silenzio che tanto ci piaceva. [...] Un'isola di pace».
La stessa apparenza di ordine ed equilibrio viene sfruttata da Nanni Moretti per raccontare tre vite in un quartiere borghese di Roma. Al piano terra dell'immobile vivono Lucio e Sara, coniugi occupati dalle loro carriere avviate e abituati a lasciare la loro figlia di sette anni agli anziani vicini, Giovanna e Renato. Al primo piano c’è invece Monica, il cui marito Giorgio è sempre assente; Monica ha partorito la figlia Beatrice mentre Giorgio era lontano e soffre di disturbi nervosi. Sopra abitano invece Dora e Vittorio, giudici inflessibili che hanno cresciuto il figlio Andrea con altrettanta intransigenza.
Le esistenze nella palazzina scorrono a prima vista in modo del tutto normale, si potrebbe dire ordinario, ma ben presto lo spettatore viene a conoscenza di avvenimenti che guasteranno per sempre la pace interiore dei suoi abitanti.
I protagonisti della storia sono dilaniati da sensi di colpa che si trasformano col tempo in vere e proprie ossessioni: Lucio sospetta che l'anziano Renato abbia stuprato sua figlia e, tormentato da questo sospetto, rischia di diventare lui stesso lo stupratore che tanto teme; Monica non tollera di poter andare incontro allo stesso destino di sua madre, ricoverata in clinica per disturbi mentali, quindi vive una vita solitaria e silenziosa che non fa altro che mettere in pericolo la sua sanità mentale; infine, Andrea mentre guida in stato di ebbrezza, investe e uccide una donna, e sconvolto chiede ai genitori di fargli evitare il carcere, ma il padre pensa che suo figlio debba essere giudicato e condannato per quello che ha fatto e questo porta ad una rottura nei rapporti con i genitori che non si ricucirà.
Nanni Moretti ci introduce ad un mondo interiore fatto di scelte che non possiamo ritenere giuste o sbagliate, ma soltanto scelte della vita di tutti i giorni. In "Tre piani" vediamo scorrere sullo schermo intere esistenze, e vedendo gli avvenimenti da un punto di vista esterno ci fermiamo a riflettere sull'impatto che un evento traumatico può avere sulla vita delle persone.
Lucio torna a fare i conti con il trauma quando si trova a rispondere delle accuse di stupro per il rapporto con la giovane Charlotte che, non a caso, è la nipote dell'anziana Giovanna; dopo il processo scopre però di aver combattuto tutti quegli anni contro un demone inesistente perché la figlia ormai adulta gli chiarisce che i suoi timori su Renato erano infondati. Monica inizia ad avere strane visioni fino a decidere di scomparire nel nulla, ma la figlia spera di incontrarla o forse anche lei inizia ad avere le stesse visioni?
Infine, la madre di Andrea alla morte del marito si rende conto di aver votato quasi tutta la sua vita ad una famiglia della quale ormai rimane veramente poco, quindi inizia un percorso per ritrovare se stessa e grazie a questo riallaccia i rapporti con il figlio. Tutte queste anime si perdono nel dolore solo per tornare, alla fine, alla loro essenza più pura.
Il senso di colpa che consuma la vita dei personaggi è infatti una forza che alla fine li riporta solo indietro, che li spinge a guardarsi dentro e a ricordare che cosa li ha fatti soffrire così tanto. È un'emozione che gratta oltre la superficie idilliaca della vita, così forte da sconvolgere interi piani, i piani dell'immobile, e i piani di vita degli inquilini. Il film di Moretti, così come il libro di Nievo, ci portano a comprendere che, in fin dei conti, la maggior parte dei grandi quesiti di condotta morale che ci poniamo ogni giorno si riducono a scelte personali, che spesso non sono né giuste né sbagliate, sono solo specchio di ciò che abbiamo dentro.
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