Utopie e distopie.
Se alcuni neologismi hanno destini più fortunati di altri, si può dire che quello del termine "utopia", così come del suo composto "distopia", lo è stato in modo particolare. Termine ormai introdotto nel linguaggio ordinario - un progetto o un'aspirazione utopica, ma anche un romanzo o un futuro distopico - vede la luce in un anno e un momento sorprendentemente precisi. Nel 1516 l'umanista inglese Thomas More pubblica in latino il suo "Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia", più semplicemente noto come "Utopia". L'opera è la narrazione del viaggio che Raffaele Itlodeo, viaggiatore-filosofo, compie per primo nell'isola di Utopia, società ideale e perfetta in cui i contrasti sociali sono stati risolti e regna la pace. Il carattere ideale dell'isola viene argutamente sottolineato da More proprio nel neologismo creato, che presente una doppia etimologia giocata sulla sua ambiguità: se da un lato infatti le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo» significano letteralmente «luogo che non esiste», il prefisso εὐ- «bene» associato con lo stesso τόπος indica invece un «luogo bello, buono». L'utopia è dunque un luogo ideale, che però al contempo non è da nessuna parte.
Se l'utopia ha quindi un carattere prettamente felice, il suo opposto, la distopia è per definizione una rappresentazione di stati di cose futuri dalle tinte fosche, negative, pericolose. Si pensi ad esempio al filone dei romanzi distopici di fantascienza, come "1984" di Orwell, "Il mondo nuovo" di Huxley o ancora "Il Racconto dell'ancella" di Atwood. In tutti questi scenari il mondo, l'umanità e la società sono generalmente sopravvissuti a qualche evento catastrofico, e sulle proprie macerie hanno eretto nuove forme di società dai tratti opprimenti, totalitari, appunto distopici.
Per il mese tematico di Aprile, utopia e distopia ne sono i concetti chiave. Se da un lato essi sono strumenti immaginativi molto potenti per capire come le cose potrebbero essere (sia nel loro migliorare che nel peggiorare), e dunque vettori di critica per le società o le realtà presenti, dall'altro sono legati a una nutrita tradizione filosofico-letteraria di autori che si sono cimentati nel modellare le proprie versioni di entrambi i concetti.
Su questa proposta lǝ autorǝ hanno scritto:
#1 Cina: tra 1984 e 2023 di Gaia Bertotti.
#2 La Distopia più vecchia della storia o "πολιτεία" di Iacopo Comelli.
#3 "La strada" di Cormack Mc Carthy (libro) di Federico Montagner.
#4 The Road attraverso Lopušanskij: le dominanti dell'apocalisse di Sara Nocent.
#5 "APRIAMO LE PORTE!" L'utopia dell'arte nello spazio pubblico di Martina Pontello.
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