Post verità.
Il concetto di post-verità è relativamente nuovo, coniato all’inizio degli anni Novanta dal drammaturgo Steve Tesish, per parlare della bassa copertura dello scandalo Iran-Contra, durante il quale l’amministrazione Reagan fu accusata di trafficare armi con l’Iran, sul quale vigeva l’embargo. Sulla rivista The Nation Tesish scrive che, come popolo libero, “abbiamo scelto di vivere in una specie di mondo post-verità”. Il termine poi esplode attorno al 2016, tra le presidenziali statunitensi e la Brexit, dimostrando che la post verità viene spesso legata alla diffusione di notizie, alla politica e all’utilizzo dei media. Viene definito dalla Treccani come “un’argomentazione che si appella all’emotività piuttosto che a fatti verificabili”. Questo forte legame con le emozioni crea una sorta di resistenza ad ogni tipo di chiarificazione successiva, che rende la post-verità un concetto subdolo, difficile da smontare. Il prefisso post- starebbe quindi ad indicare che siamo arrivati ad un momento storico in cui la verità, come valore guida, viene superata.
Ma siamo davvero la generazione della post-verità? Si tratta davvero di un concetto nuovo o semplicemente abbiamo trovato un modo per parlare di un fenomeno sempre esistito? Il concetto di post verità è legato a doppio filo all’idea di verità, su cui dibattono da secoli filosofi di tutte le risme. Di cosa si parla quando si parla di verità? Di una pura corrispondenza con il reale, di un modo di disvelarsi dello stato delle cose o di un concetto che non ha a che fare con l’essere, quanto con l’essere umano e il modo che ha di comunicare e concettualizzare la propria conoscenza?
Su questa proposta lǝ autorǝ hanno scritto:
#1 Post-verità e antichi astronauti di Thomas Rosati.
#2 "Eh ma la Cina..." e altre sbadate narrazioni del nuovo negazionismo climatico di Andrea Zazzera.
#3 Idee più vere della verità di Giuseppe Scaletta.
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