Benaltrismi.
«Ci sono altre priorità!»
*procede a istituire la giornata internazionale del panettone italiano.
Ci vorrebbe ben altro per descrivere le sensazioni che ci procurano questi eventi di cronaca, i più intellettuali le raccolgono sotto il termine-ombrello di “benaltrismo”.
C’è chi è veramente convinto che si debba stilare una scaletta delle priorità e c’è chi opera questa come strategia retorica, contribuendo a issare la lapide sul dibattito politico italiano. Tuttavia, mentre le scaramucce nelle televisioni ristagnano sempre di più, il benaltrismo si è evoluto partendo dal più semplice ma mai fuori moda “pensiero monodimensionale”, ossia l’impossibilità di trattare due temi contemporaneamente (non c’è tempo per pensare alla sanità, dobbiamo preoccuparci dell’immigrazione); per arrivare alla fallacia logica dell’ignoratio elenchi, detta anche “della conclusione irrilevante”: porre un punto alla conversazione frapponendole un nuovo tema, privo di nesso logico, al discorso principale. L’ultima evoluzione del termine è stata inglobare anche il whataboutism di matrice anglosassone, in italiano allorismo, che spieghiamo con un pratico “e allora il fascismo/comunismo/PD/e Salvini che fa?”.
Per il mese di novembre Melainsana propone una call for papers sul significato, il valore (o disvalore) e gli esempi del benaltrismo.
Ecco tre possibili spunti:
- Benaltrismo inteso in quanto tale: una tecnica retorica per sviare dibattiti e discussioni politiche e sociali: ostacolare il processo e la competizione, freno becero alle richieste delle parti più sofferenti della popolazione, scorciatoia per evitare la problematica climatica e maschera oscena per nascondere la mancanza di contenuti e proposte;
- Benaltrismo (parafrasandolo ed estraendolo dal contesto) inteso come “è bene altro”, quindi come una spinta alla ricerca, una richiesta di non fermarsi alla prima soluzione e ricercarne altre più complesse ed efficaci;
- Benaltrismo come si deve: facciamo vedere ai dilettanti le potenzialità della fallacia benaltrista, ponendo l'attenzione sui temi che "veramente" affliggono il mondo. Alcuni titoli di esempio:
- "La crisi energetica? Il vero problema è che nessuno sa più fare la pasta a mano!"
- "Il problema dell'istruzione non è il digitale: è che i giovani non sanno distinguere una zucchina da un cetriolo!"
- "Perché parlare di povertà? Il vero dibattito è che nessuno sa più spegnere le frecce dell’auto dopo una svolta!"
Che sia una analisi comunicativa delle fazioni politiche o la spinta in avanti della ricerca scientifica, una satira sui veri valori dell’Italia o una scaletta delle priorità odierne, aspettiamo i vostri scritti, uniti sotto il grido di «ci vorrebbe ben altro!».
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