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Tracce di memoria: Cosa ci resta dei racconti dei nostri nonni e come possiamo continuare a far vivere i loro ricordi?

Siamo davvero gli artefici del nostro destino o camminiamo sulle orme dei nostri antenati? Dai racconti dei nonni alla saggezza dei piccoli gesti: un viaggio tra memoria e radici per capire che, per guardare al futuro, dobbiamo prima ascoltare chi ha vissuto la Storia sulla propria pelle.

Lo scoppiettio del sugo che bolle da ore in pentola, il fruscio della banconota da 50 euro passata sottobanco per “comprarci il gelato”. I nonni, si sa: sono da sempre un valore inestimabile della nostra vita. Chi ha la fortuna di conoscerli può “assaporare” atteggiamenti e abitudini che sono ancora fortemente legati alle tradizioni del passato della nostra società. Inoltre, i nonni sono testimoni di esperienze positive o negative che hanno vissuto e che, attraverso i racconti, ci regalano come se fossero delle linee guida da seguire. Sono l’espressione di un’epoca ormai passata in cui la vita era molto diversa e, ci insegnano che, anche nei momenti più difficili, bisogna resistere.

Ma quanto influisce su di noi il loro passato?

Inevitabilmente, il vissuto dei nostri nonni colpisce anche noi, filtrato attraverso la generazione che ci precede. Basti pensare che, l’educazione che i nostri genitori ci hanno dato trova le radici in quella che, a loro volta, hanno ricevuto. Noi pensiamo sempre di essere gli artefici del nostro destino, ma non è totalmente vero: alcuni aspetti della nostra vita sono condizionati da scelte che i nostri antenati hanno compiuto molti anni prima. Per esempio, coloro che si sono trasferiti in altre città per trovare lavoro hanno scelto per il loro presente, ma anche per il futuro dei loro discendenti, che si sono ritrovati a vivere una realtà completamente diversa da quella d'origine. Quindi, una serie di elementi che si sono trasmessi, di generazione in generazione, arrivando fino a noi.

In effetti, arriva per tutti un momento della vita in cui iniziamo a chiederci come fossero i nostri nonni da giovani, sia esteticamente - per cercare di capire se i nostri tratti derivino da loro - sia caratterialmente. Questo accade perché noi ragazzi abbiamo bisogno di capire chi siamo davvero e, per farlo al meglio, vogliamo conoscere le nostre origini. I nonni sono la generazione temporalmente adatta a svolgere al meglio questo compito poiché non sono troppo vicini come i nostri genitori, ma neanche così lontani da avere una distanza eccessiva, che ci allontana tra generazioni. Molti modi di fare e abitudini derivano proprio da loro e, involontariamente, ci rimangono addosso. Facendo una chiacchierata con i nostri avi, scopriamo quali fossero le attività della famiglia in un’epoca diversa dalla nostra e conosciamo anche il contesto culturale in cui vivevano e che li portava a vivere secondo credenze differenti da quelle di oggi. Racconti su come venivano curati i malanni di stagione, sulle usanze popolari, sui modi di spostarsi e sul forte senso di comunità dell’epoca, ma anche su ritmi di vita più lenti e sull’essenzialità delle tecnologie produttive. Tutto questo incide su ciò che siamo oggi, anche se il mondo in cui viviamo è molto diverso dal loro. Un altro punto di forza è la complicità dei nonni che, non dovendo svolgere il compito di educatori tipico dei genitori e avendo visto cambiare il mondo più volte, hanno sviluppato una saggezza che ci tramandano attraverso il racconto di aneddoti passati ed esperienze vissute.

Da un punto di vista culturale, poi, i nonni sono testimoni anche di avvenimenti storici che noi possiamo leggere sui libri di scuola ma che, per quanto questi possano essere accurati, non riusciranno mai a trasmettere le sensazioni vere di quel tempo. In questo, diventano indispensabili quindi i racconti di coloro che li hanno vissuti. Per esempio, la maggior parte delle mie conoscenze sul periodo del regime fascista e del Dopoguerra derivano dai tanti racconti di mio nonno che, avendoli vissuti in prima persona, riesce a trasmettere delle emozioni talmente forti da renderle tangibili. Mio nonno, classe 1935, ricorda in modo particolare il periodo della dittatura di Mussolini. In quegli anni lui era solo un bambino e frequentava una scuola profondamente diversa da quella di oggi. Racconta, infatti, che la mattina prima di iniziare le lezioni veniva fatto il “saluto al Duce" e che i libri di testo erano segnati dal simbolo del Fascio e, ovviamente, controllati e influenzati dalla propaganda fascista. Parla poi della guerra: di come gli uomini dovessero andare a combattere, le donne dovessero rimanere a casa a occuparsi dei figli, dell’ora in cui si spegnevano le luci per evitare di far intercettare la propria città dagli aerei nemici, ma anche di come non si avessero notizie dei propri familiari per mesi. Infine, ricorda l'importanza della radio, il mezzo d’informazione più diffuso e accessibile per la maggior parte delle persone. Tutto questo il nonno lo racconta come se fosse una storia letta su qualche libro, eppure, chi ascolta le sue parole riesce a percepire che in realtà è il ricordo di un passato ancora vivo dentro di lui.

Quello che ci sembra essere il paradosso più grande è che tutte le atrocità della guerra e i modi di vivere che essa ha portato sembrano essere appartenute a una Terra diversa dalla nostra, come se fossero accadute su un altro pianeta. Nella società occidentale di oggi, è impossibile pensare di rimanere per ore senza luce, senza un contatto costante con gli altri, senza poterci spostare in poco tempo da una parte all’altra dell’Italia o del mondo. Insomma, senza poter usufruire di tutti i confort a cui siamo abituati e che diamo per scontati.

Cosa farne di queste testimonianze custodite così preziosamente?

È necessario continuare a tramandarle cercando di non tralasciare l’aspetto emotivo che le caratterizza. Inevitabilmente, con il passare delle generazioni, si perderanno alcune parti di questo ricordo, ma esso sarà comunque fondamentale per comprendere la storia del passato e per cercare di migliorare il futuro.

I nonni sono un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che saremo. Valorizzarli significa dare un senso al nostro percorso di vita. Rappresentano una saggezza viva che ci ricorda di rimanere umani in un mondo sempre più mediato dalle macchine.

Oggi siamo noi che ascoltiamo ma un domani quali tracce lasceremo? Cosa racconteremo ai nostri nipoti?