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Editoriale: l'apocalisse

Tra catastrofe e rinascita: l'apocalisse di Melainsana esplora come la conclusione di qualcosa sia spesso culla di infiniti nuovi inizi.

L’estate è finita da un po’, anzi, ci siamo ritrovati quasi senza accorgercene con le giacche addosso, le sciarpe al collo e la tazza di tisana fra le mani (o caffè, per chi non ha paura dell’insonnia). Anche se potrebbe non sembrare, noi volontari di Melainsana non ce la siamo presa con calma: già da inizio settembre, infatti, abbiamo posto le basi per tante attività, fra cui alcune novità, che verranno svelate piano piano nel corso dell’anno. Seguiteci per rimanere sempre aggiornati su tutte queste nuove iniziative.

Tuttavia, è con la scelta del tema che ci accompagnerà per i prossimi due mesi che il meccanismo del nostro magazine entra pienamente nel vivo. Vista la natura della tematica di cui abbiamo scelto di parlare, dire “siamo lieti di annunciare…” risulta forse un po’ contraddittorio, ma siccome un po’ di ironia è necessaria, siamo effettivamente lieti di annunciare che il primo tema del nuovo anno, che ci terrà compagnia per i mesi di novembre e dicembre, sarà l’apocalisse.

Ora, bisogna ammettere che quando ne abbiamo discusso in assemblea, l’idea è partita in maniera ironica, forse perché si tratta di una parola talmente abusata e appiattita, e anche un po’ scontata visti i tempi complicati che stiamo vivendo, che ci abbiamo messo un po’ per renderci conto di quanti significati e chiavi di lettura potesse invece racchiudere. E che forse proprio per questo dare nuovamente profondità a questo concetto potesse rappresentare una sfida ancora più stimolante. 

Quando si pensa all’apocalisse la prima cosa che probabilmente viene in mente è l’idea della catastrofe che porta alla fine, dopo la quale non c’è più niente. Stranamente, è un’idea anche tutto sommato confortante, pensare che ad un certo punto la sequela di disgrazie che riguarda la specie umana raggiunga un apice tale che tutto quello che conosciamo semplicemente finisca nel nulla. In questa idea dell’apocalisse non c’è più un dopo, mette dei confini ben precisi, e anzi sopravvivere all’apocalisse per un caso fortuito è forse ancora più inquietante e spaventoso che non la fine in sé.

Se però andiamo a vedere l’etimologia della parola, il termine viene dal greco ἀποκάλυψις (apocalypsis), che letteralmente significa “disvelamento” e “rivelazione”. Quindi, forse, può essere vista anche come un elemento che porta a qualcosa di nuovo, che racconta il raggiungimento di un punto di rottura che non porta alla chiusura, ma ad un nuovo inizio. Attraverso l’apocalisse possiamo capire concetti sconosciuti, perché finché siamo circondati da un certo tipo di mondo lo diamo per scontato. Invece, potrebbero esserci infinite possibilità di immaginare mondi diversi. Ed è apparentemente un’idea molto più propositiva e leggera, ma ad un secondo sguardo anche molto meno confortante perché, quando ci troviamo davanti all’ignoto, è lì che sono più necessari l’impegno e la fantasia fuori dagli schemi abituali. Qui ha origine il conflitto con gli altri, perché forse non ci stiamo immaginando le stesse cose, e dobbiamo confrontarci per capire cosa sia meglio fare. 

Questo che stiamo vivendo non è un tempo facile, e ci rendiamo conto che sia più semplice cavalcare una certa narrazione oscura e distopica dell’apocalisse. Ma il sole, anche se stanco, sorge tutte le mattine, e oggi sembra necessario concepire dei metodi alternativi di fare le cose, di organizzarci, di stare assieme, di pensare, di amare. Potrebbe anche essere divertente. 

Del resto, se il mondo deve finire o ricominciare, tanto vale farlo a modo nostro: mettetevi comodi con la vostra tisana (o il vostro caffè) e preparatevi a dire la vostra. Il sipario sul vecchio mondo si sposta: benvenuti (o bentornati) nel nostro piccolo disvelamento.