Il pregiudizio della società moderna vede nella distrazione una semplice perdita di tempo o una falla nell'efficienza. Al contrario, l'evasione sia essa mentale o fisica viene ridefinita come una necessità biologica e psicologica.
Evasione e distrazione: che siano mentali oppure fisiche, esse ci aiutano a mettere in luce come il bisogno di un "altrove" non é soltanto un capriccio ma una necessità radicata nella condizione umana.
Oscillando tra la necessità psicologica (staccare la spina) e il rischio sociale (perdere il contatto con la realtà), si potrebbero percepire queste sensazioni attraverso vibrazioni e sensazioni positive, anziché in maniera patologica, alienante, invalidante. L'evasione emerge come "manutenzione del Sé"; non è tempo perso, è un tagliando necessario per resistere a questo mondo sempre più iper - connesso. Contrariamente a quanto suggerisce la nostra cultura dell'efficienza, il cervello dà il meglio di sé quando sembra inattivo; distraendosi, magari guardando fuori dal finestrino, attiviamo il Default Mode Network: modalità di manutenzione profonda in cui la mente riordina i ricordi, risolve i conflitti emotivi e pianifica il futuro. L'evasione non è dunque un'assenza ma un cantiere aperto.
In letteratura, il DMN è fondamentalmente il motore del "Flusso di Coscienza". Quando i grandi scrittori del Novecento (ad esempio Joyce o la Woolf) hanno smesso di descrivere solo le azioni esterne, per tuffarsi nei pensieri erranti dei personaggi, stavano letteralmente mettendo su carta il funzionamento di questa rete neurale. L'evasione non è sempre una fuga da qualcosa, ma anche una corsa verso il proprio centro. In psicologia si chiama "stato di flusso" quel momento in cui la distrazione dal mondo esterno diventa la massima concentrazione sul mondo interno. Come accade nei romanzi di Italo Calvino, dove il cavaliere inesistente esiste solo finché compie la sua missione, noi esistiamo più intensamente quando siamo persi in ciò che amiamo. Il vero rischio sociale oggi non è la distrazione, ma la sua negazione. Viviamo nell'illusione di dover sempre essere accesi, performanti e pronti alla risposta. Eppure, chi non si concede mai il lusso di essere altrove finisce per non essere mai veramente presente da nessuna parte. Viene insegnato a temere la distrazione come se fosse una falla nel sistema quando, invece, è la sua valvola di sicurezza; un modo per far respirare la mente, sia che si perda nel vagabondaggio dei pensieri o tra le righe di un libro. Non siamo macchine progettate per la linea retta ma esseri narranti che procedono per digressioni. La vera manutenzione del Sé consiste nel capire che perdersi non è il contrario di trovarsi ma è la condizione necessaria per farlo. Evadiamo, dunque, non per fuggire dalla vita ma per assicurarci che la vita non ci sfugga di mano.
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